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Abuso contratto a temine nella PA – sent del 18.12.18 – la Corte di Appello di Bari conferma l’illegittimità della condotta dell’Asl Fg!

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Abuso contratto a temine nella PA – sent del 18.12.18 – la Corte di Appello di Bari conferma l’illegittimità della condotta dell’Asl Fg!

La CdA di Bari  ha correttamente osservato che l’apposizione dei termini a contratti  e  proroghe senza l’espressa indicazione delle esigenze temporanee ed eccezionali è illegittima.

Come è stato precisato da Cass. 27-4-2010 n. 10033, l’apposizione di un termine al contratto di lavoro è consentita dall’art. 1 del d.lgs. n. 368/2001 a fronte di ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo, che devono risultare specificate, a pena di inefficacia, in apposito atto scritto,  in modo circostanziato e puntuale.

Nel caso di specie i contratti, proroghe e relative delibere di autorizzazione indicavano ragioni generiche, che nascondevano, in realtà, vere e proprie carenze strutturali dell’organico!!

Difatti:

“(..) assicurare la normale funzionalità della struttura dello stabilimento ospedaliero” o “scongiurare l’interruzione di un pubblico servizio”, non sono le “ragioni obiettive” di cui alla clausola 5 della Direttiva Comunitaria n. 1999/70/CE che possono giustificazione reiterate proroghe.

Anzi, la durata dei contratti, la continua reiterazione e il fatto che sono stati ripetuti presso lo stesso Ente e per lo svolgimento delle stesse mansioni depongono unicamente per l’esistenza di esigenze permanenti e strutturali. Si tratta di esigenze costanti nel tempo, soddisfatte con un uso sistematico del contratto a termine e che confermano quindi l’abuso.

Difatti, assicurare costantemente l’erogazione delle prestazioni sanitarie ai cittadini rientra nella ordinaria attività ospedaliera, non è assolutamente neppure immaginabile che un Ente Ospedaliero debba ridursi sistematicamente ad assumere con contratti a termine, e quindi abusare di posizioni professionali, per sopperire a carenze strutturali di organico.

La Cda di Bari ha pertanto condannato l’Ente, confermando  la sentenza di primo grado, al risarcimento danni  ridotto tuttavia a 6 mensilità lorde, anzichè 10 “stante le difficoltà finanziarie affrontate dall’azienda“!!

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